Il Progetto Valdicornia Basket

LEBRON E CURRY GUARDANO

Riceve la sfera a spicchi, palleggia un paio di volte in velocità e s’innalza: su, in aria, quasi in cielo. Gli avversari lo guardano come si ammira un uccello librarsi in volo. All’improvviso, come una frustata a bruciapelo, ecco giù l’affondo, con potenza, quasi con cattiveria. Quella cattiveria agonistica che ti lascia inerme, rassegnato. La schiacciata: il pallone rimbalza fortissimo sul parquet, la retina del canestro a 3,05 metri d’altezza si solleva, si arrotola su se stessa. Un re. The King. È la classica azione di Lebron James che ha catturato il mondo, così come, prima di lui, lo aveva fatto Michael Jordan. Ed è grazie soprattutto a Lebron James e al funambolo Stephen Curry, che con la palla pare perfino dialogare e che il pallone sembra possedere come prolungamento dei suoi arti superiori, che il globo terracqueo si è innamorato della pallacanestro. A tutte le latitudini. Canestri in Africa, in Oceania, in Asia, in Europa. Dall’America all’Europa il suono del pallone che impatta il parquet confonde i cinque sensi. Ed è arrivato con veemenza anche in Italia, mercé alla presenza di alcuni nostri connazionali sui campi statunitensi, a contendersi la vittoria con James e Curry: come Gallinari e Belinelli, che vedono Lebron e Curry a pochi centimetri. Come li vedo anch’io adesso, lì, immortalati in gigantografie appese alla parete del campo numero 2 del Palatenda di Piombino. Il re nella sua classica schiacciata, il funambolo nella perfezione del suo tiro. Oggi, sul campo 2, si allenano in tanti: dai piccoli del minibasket di Piombino all’under 13, passando per tutte le compagini giovanili, alcune delle quali si alternano tra campo 2 e campo 1, quello più grande, con tribune da mille posti. Quello dei grandi, quello dei giocatori del Basket Golfo della serie B e delle ragazze dell’under 16, under 18 e serie C. Sono appena tornato da Venturina e Campiglia, dove oltre al minibasket venturinese si allenano le stesse squadre che ho citato prima e la serie D. Aspettate un attimo, direte voi: come le stesse squadre?! Sì. Le stesse. Perché è successo nell’ultimo biennio qualcosa di rivoluzionario nello sport della Val di Cornia. E ho voglia di raccontarvelo. Adesso vedo davanti ai miei occhi tanti ragazzi e ragazze che si danno il cambio, che entrano in campo a fare stretching e ad allenarsi, che se ne vanno insieme ai volontari a bordo dei pulmini che assicurano loro i viaggi. Questa rivoluzione, fatta davanti agli occhi fissati per sempre in una gigantografia di Lebron e Curry, si chiama Valdicornia Basket. Una rivoluzione che ha unito e fuso il basket di due città: Piombino e Venturina.

IL VIAGGIO

“A chi tocca oggi il viaggio?”. Nel 2015 questa era la domanda più frequente che i volontari si ponevano reciprocamente nel corridoio d’ingresso del Palatenda. Oggi Carlo Minuti, custode burbero, simpatico e generoso del palazzetto piombinese, non ha più bi-sogno di ripeterla molte volte. Così come il suo omologo venturinese Narciso Paoli. Il meccanismo adesso è oliato, funziona (quasi) alla perfezione. Qualche piccolo dettaglio da rivedere è il minimo, con decine di viaggi alla settimana e decine di ragazzi da portare avanti e indietro. Può esserci un impegno di lavoro, che qualcuno si ammali o che abbia improvvisi impegni di famiglia. Ma, salvo il saltuario dettaglio, tutto scivola via liscio. Tutto, quest’anno, è stato deciso durante l’estate: il lunedì i viaggi toccano a Tizio, il martedì a Caio, con tanto di ora esatta. Perché anche i piccoli errori servono per essere corretti di volta in volta. Adesso, oltre ai più di 20 volontari, anche gli allenatori compiono i viaggi portando i ragazzi da una parte all’altra. Che si sommano ai dirigenti, anch’essi quotidiani autisti. Ma come siamo arrivati a questo?

IL PRELUDIO

L’idea di unire i settori giovanili di Piombino e Venturina circolava da molti anni ma non si era mai concretizzata. Vuoi per campanilismo, vuoi per altre ragioni. Il pretesto per realizzarla non è dei più felici, ma tant’è: la crisi economica che dal 2008 attanaglia tutti noi e fra le cui vittime, ovviamente, vi sono anche molte società sportive che non possono più contare sui soldi degli sponsor. C’è bisogno di unire l’utile al dilettevole, di sommare le forze a tutti i livelli e di creare, nelle difficoltà generali, qual-cosa di più grande di prima. Gli esperimenti partono nel 2014, con ragazzi piombinesi che formano squadre coi venturinesi e viceversa, ma solo in alcune compagini. Sembra che ciò porti a buoni risultati, soprattutto umani. Tre persone prendono la palla al balzo e si siedono al tavolo. Sono i presidenti del Basket Golfo e del Basket Venturina Ottorino Lolini e Carlo Bettini e il 39enne Alessandro Cecchetti, che nel 2014 ha appena lasciato il basket giocato da capitano del Golfo ed è diventato subito direttore sportivo della società gialloblu. Gli obiettivi dei tre concordano e son chiari: unire le forze economiche e umane, fondere i settori giovanili permettendo a tutti i ragazzi di giocare, evitandone la dispersione e la strada, e consentendo ai più meritevoli di avere sbocchi di livello in questo sport. I numeri sono imponenti: quasi 400 persone tra bambini, giovani, giocatori delle prime squadre, allenatori e assistenti, dirigenti e preparatori, consiglieri e volontari, accompagnatori e altri. E’ tutto maledettamente difficile e impegnativo. Ma Lolini, Bettini e Cecchetti non si fermano e ne parlano ai rispettivi dirigenti delle due società. I dubbi pervadono tutti perché l’impresa è davvero ardua. Ma, all’unisono, la risposta è positiva. I primi passi vengono compiuti con la valorizzazione degli allenatori locali e il potenziamento dello staff tecnico con coach di assoluto livello. Dal Montenegro giungono a Piombino tre ragazzi nati nel 2000. Si chiamano Pavle, Iovan e Balsa. I primi due toccano i due metri d’altezza, il terzo è 1,85 . Tre storie non facili da gestire, come tutte quelle dei Paesi dell’ex Jugoslavia, ma talento e voglia da vendere. A Piombino risiedono in una sorta di foresteria, insieme alla madre di Balsa che è venuta a vivere qui col figlio. Basket Golfo e Valdicornia li aiutano nello studio, nel vitto, negli spostamenti e nelle necessità proprie dei ragazzi della loro età.

LA NASCITA

Nel 2015, al palazzetto di via Montale a Venturina Terme, nasce ufficialmente l’Asd Valdicornia Basket, unione dei settori giovanili di Venturina e di Piombino. Di fatto, il Valdicornia Basket è società satellite del Basket Golfo: i ragazzi che se lo meriteranno, avranno un giorno un posto in serie B. Gli altri potranno giocare a Venturina nel Valdicornia, che adesso è in serie D. Senza contare le molte squadre di promozione e prima divisione delle due città. Dall’under 14 in su, ogni categoria ha due squadre: una d’élite o d’eccellenza e una regionale. Nelle squadre élite o eccellenza giocano i ragazzi che in quel momento sono ritenuti più pronti degli altri a disputare campionato di alto livello agonistico, mentre gli altri giocano nelle squadre regionali. Le scelte compiute possono essere ribaltate l’anno successivo, come sta già accadendo in qualche caso: chi nelle regionali si mette in luce, viene poi inserito nelle squadre elite o eccellenza al posto di qualcuno che ha giocato al di sotto delle aspettative. In tutti i casi, nonostante l’impegno sia gravoso per tutti, anche per i ragazzi, la pressione dell’ambiente non esiste e i giovani sono tranquilli. Soprattutto, viene data a chiunque la possibilità di continuare a giocare a basket. Fino ad oggi, a distanza ormai di due anni dalla nascita della nuova società, nessun ragazzo ha smesso di giocare a basket. Anzi: il traino della serie B e dei successi del Valdicornia Basket ha fatto aumentare le iscrizioni nel settore minibasket.

MESSAGGIO CHIARO

Il messaggio dell’ambiente del Valdicornia Basket è chiaro e netto: c’è chi nasce per giocare a basket e c’è chi a questo sport può giocare per semplice divertimento ma senza ambizioni particolari. Ma nella pallacanestro ci sono tanti ruoli, non solo quello del giocatore. Il giocatore mediocre può diventare un ottimo allenatore, un bravo preparatore atletico, o perché no un arbitro o un giudice di tavolo. O magari, c’è chi non ha talento per la palla a spicchi ma sarà un ottimo ingegnere, un bravo medico, insomma un bravo professionista in altri settori lavorativi e della vita. E comunque conserverà la passione per questo sport e verrà a vedere le partite facendo il tifo e restando nell’ambiente. Ambiente in cui si può restare anche da dirigenti, da genitori che seguo-no i propri figli e danno una mano nella società sportiva, da accompagnatori delle squadre, da addetti stampa se si lavora nel campo del giornalismo. Le possibilità sono molte. Una, e solo una, la cosa importante: che in quest’ambiente, che è sano, si rimanga il più possibile. Anzi, preferibilmente sempre. Ma ci sono altri messaggi chiari: il basket deve aiutare i ragazzi in situazioni familiari difficili. Perché la pallacanestro, come lo sport in genere, è crescita, è acquisizione di valori umani fondamentali, è amicizia e solidarietà, è una buona cura per i problemi di chi non ha ancora, per l’acerba età, gli strumenti per difendersene. Non solo. Si riconosce anche lo sforzo dei genitori che vengono da fuori e han-no maggiori difficoltà di altri a praticare il basket. A questi genitori, che spesso devono accompagnare i loro figli a Venturina e Piombino, la società fa pagare solo il 50% della quota annuale. In alcuni casi anche meno. Perché nel Valdicornia ci sono ragazzi non solo provenienti da Venturina e Piombino, ma anche da San Vincenzo, da Gavorrano, Grosseto, Arcidosso, Argentario e altri luoghi. I ragazzi provenienti da famiglie con difficoltà economiche pagano una cifra simbolica e in alcuni casi non pagano niente. I coach, oltre a seguire un programma tecnico e atleti-co di livello, pretendono dai loro ragazzi il massimo impegno scolastico e ne vogliono sapere puntualmente il rendimento. Oltre a ciò, vogliono essere messi al corrente della loro alimenta-zione. Serietà sul parquet, negli allenamenti e nelle partite, perché se non si gioca seriamente non ci si diverte. Educazione e rispetto di tutti verso tutti, altrimenti si va a fare la doccia o ci si siede in panchina. Fuori dal campo, si ride e si scherza tra ragazzi, allenatori e dirigenti. Le regole sono chiare: impegno e serietà in campo, svago e relax fuori quando la squadra è insieme, ma con rispetto.

VICE CAMPIONI D’ ITALIA

I risultati, sul campo, non sono mancati. Uno su tutti, la finale scudetto della scorsa stagione dell’under 18 élite del Valdicornia Basket, guidata da coach Lorenzo Formica, che si è fermata a un paio di minuti e pochi punti dal tricolore davanti alla Dinamo Sassari. Una cavalcata trionfale per il piombinese Edoardo Pedroni e i suoi compagni, in cui negli ultimi 120 secondi i sardi hanno piazzato il parziale decisivo rompendo il grande equilibrio esistente fino a quel momento. È il maggior risultato mai raggiunto da una squadra giovanile della Val di Cornia. Ma non c’è stata solo l’under 18 élite. L’under 14 élite, infatti, si è classificata quinta in Toscana, mancando le Final Four per pochi canestri di differenza. Il titolo toscano lo ha poi vinto la Mens Sana Siena, che al Palatenda di Piombino ha dovuto soccombere contro i ragazzi di Marco Del Re. L’under 14 élite del Valdicornia ha battuto tutte le squadre più forti del proprio girone, tranne la Juve Pontedera, poi finalista regionale sconfitta per un solo punto dai senesi. L’under 13 della Pallacanestro Piombino, da quest’anno under 14 élite del Valdicornia, ha sfiorato le finali di Coppa Toscana, mancate per un canestro dopo tre tempi supplementari contro la Fides Montevarchi. Ottimi i piazzamenti anche dell’under 14 regionale, dell’under 15 regionale, dell’under 16 eccellenza, protagonista di grandi prestazioni, e dell’under 20 élite. Per non parlare degli esordienti del Basket Venturina e di quelli della Pallacanestro Piombino, secondi e terzi in campionato e quest’anno uniti sotto la maglia del Valdicornia Basket nel campionato under 13. Molti i ragazzi che sono andati avanti nelle selezioni regionali delle varie categorie, con alcuni che sono finiti anche nel giro delle nazionali di categoria.

TUTTI SUL PULMINO

È l’ora, anche oggi, di partire. A guidare i pulmini da Venturina e da Piombino sono anche gli allenatori delle giovanili Massimiliano Biancani, Alex Blanco, Lorenzo Formica, Maurizio Caciagli, Marco Del Re e gli altri. Si alternano ai tuttofare Narciso Paoli (custode del palazzetto di via Montale), Carlo Minuti, Silvio Pistolesi, Michele Macelloni, Nicola Pratesi, Massimo Zanchi, Andrea Scali, Alberto Talocchini, Claudio Buccianti e molti altri tra piombinesi e venturinesi. Ora gli orari tornano, ma se ci fosse qualche problema, c’è sempre qualche genitore pronto per dare una mano. Una famiglia, grande e collaudata sebbene di recente formazione. A noi resta un sorriso: quello di vedere i ragazzi che continuano a giocare e non smettono, che diventano amici di altri ragazzi con cui adesso giocano e con cui prima si affrontavano nei derby guardandosi in cagnesco, amori che nascono fra ragazzi e ragazze, uscite domenicali tutti insieme, l’emozione di crescere come giocatori ma, soprattutto, come persone. In un ambiente sano. Respirando, insieme alla vita, l’odore dei palloni e sentendo come colonna sonora il rumore ritmico della sfera che rimbalza sul parquet e il ciuff della retina dopo un canestro.

di Paolo Federighi – pubblicato su Costa Etrusca dicembre 2016 – gennaio 2017